Quattro personaggi per una storia che tratta dei difficili equilibri tra amore e desiderio, fiducia e inganno. Worthington e la Knightley sono una giovane coppia sposata: durante una notte passata lontani per gli impegni di lavoro di lui, i due si dovranno confrontare con il fantasma del tradimento, l’una con la vecchia fiamma mai dimenticata sbucata all’improvviso (Canet), l’altro con l’avvenente e sessualmente aggressiva nuova collega (Mendes).
Che Last Night non avesse molto di nuovo e particolarmente pregnante da aggiungere a temi e questioni più e più volte affrontate da cinema e letteratura, era in qualche modo messo in preventivo fin dall’inizio. E passino le pedanterie di una sceneggiatura prolissa e bignamesca, dove l’esplicitazione verbale di ogni singolo pensiero e ogni piccola sfumatura è regola inderogabile. Sorprende però, e di certo non in positivo, come quella che dichiaratamente voleva essere “l’evocazione di tutte le zone grigie della fedeltà” sia invece una vicenda dove, con la facile scusa della scivolosità del terreno, manchino posizioni ideali, morali ed ideologiche di qualsivoglia segno.
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In concorso al Festival di Roma, I fiori di Kirkuk, secondo lungometraggio del regista curdo Fariboz Kamkari, è basato su una storia vera che narra un sanguinoso capitolo della terribile e dolorosa guerra voluta da Saddam Hussein per assoggettare l’Iran all’Iraq. La parte storica del film è ambientata agli inizi del conflitto nei primi anni 80 a Kirkuk e funge da contesto per la storia d’amore tra Najla, giovane dottoressa iraniana che lavora all’Università di Roma, e Sherko, collega curdo tornato in patria per prestare servizio sanitario al suo popolo. Ma se è vero che il film, come il regista stesso ha dichiarato al Festival, è stato costruito come un’opera di fiction e che il punto centrale della narrazione è la storia di un amore grande ma impossibile, è fondamentale sottolineare che, attraverso la storia dell’incredibile coraggio di questa donna mediorientale, vengono rivelati racconti di particolari del conflitto sinora rimasti ignoti al mondo. Nell’impegno di Najla a seguire in tutt9o e per tutto l’amato, abbandonando la casta degli aggressori, sposando la causa curda contro l’oppressione irachena, rinnegando le tradizioni familiari, rifiutando fino alla fine l’amore del militare iracheno Mokhtar, c’è molta attualità del momento storico che stiamo vivendo. A interessare ed emozionare di più del film, infatti, sono le scene che ricordano la realtà: quelle girate con le comparse femminili, che un tempo sono state protagoniste della vicenda reale, e la ricostruzione finale delle fucilazioni di uomini e donne perseguitati e giustiziati dall’esercito regolare, che riproducono fedelmente ciò che è contenuto in alcuni filmati di reporters militari. E ancora la figura di questa donna, tanto vicina a tutte quelle che ancora oggi si ribellano all’oppressione di tradizioni vincolanti. Kamkari, che ha formato la sua professione in Italia, è riuscito nel suo intento di seguire l’insegnamento di Rossellini: narrare la guerra attraverso storie di quotidiana realtà. Per questo possiamo paragonare Najla alla memorabile Pina di ROMA CITTA’ APERTA e a ciò che oggi rappresenta Sakineh.
Marcella Perugini da VIVILCINEMA
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Giovedì 13 e venerdì 14 gennaio lo schermo di ARACELI CINEMAdiCITTA’ si accenderà su una nuova Rassegna, denominata AGORÀ ARACELI, , che avrà la “mission” di far ritrovare al pubblico di Vicenza il gusto del Cineforum vecchio stampo, quello, per intenderci, preceduto da una breve introduzione critica e dall’eventuale facoltativa discussione al termine della proiezione.
Un Cineforum che cerca di riorganizzarsi, ridefinire la sua identità e quella del pubblico, in un contesto tecnologico mutato e giocato sul dialogo interattivo fra i media. E in questo particolare momento, ARACELI CINEMAdiCITTA’ lancia la sua proposta a un pubblico che cerchi brividi di pura emozione, a spettatori che abbiano voglia di vedere e di ascoltare, senza la solita maledetta fretta di consumare. Spettatori che trovino il loro naturale punto d’incontro in un cinema di città, in un contesto di strade e palazzi che costituiscono la memoria collettiva e individuale. La sala ARACELI, pur continuando la sua missione di servizio alla Comunità di riferimento, si apre a una comunità più allargata e complessa – l’intera città, cattolica e laica. Continua a leggere→
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